Liceo Paolo Sarpi

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148E TUBI DI PLÜCKER

Vetro

l. 240

2/4 XX secolo

Serie di sei tubi Plücker contenenti tracce di idrogeno, ossigeno, anidride carbonica, iodio, bromo e zolfo, per l’analisi spettrale di una sorgente.

 

149E TUBO GEISSLER A FORMA DI CANE

Vetro, legno

h. 250

4/4 XIX secolo

Collegando gli elettrodi del tubo ad una bobina a induzione, così da avere elevate differenze di potenziale, la scarica attraversa il tubo, producendo una luminosità caratteristica del gas racchiuso e della sua pressione. Nei tubi Geissler la luce che si osserva è emessa essenzialmente dall’elettrodo positivo, l’anodo, e si dirige sempre verso l’elettrodo negativo, il catodo, qualunque sia la forma del tubo. Per ottenere effetti spettacolari, i tubi Geissler hanno spesso forme particolari come questo, che rappresenta un cane ritto sulle zampe posteriori.

Il tubo Geissler in oggetto, insieme ai successivi, è stato fornito da Tecnomasio – Milano nel 1884.

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    Lo studio della scarica prodotta nei gas rarefatti ebbe grande sviluppo dopo che Johann Heinrich Geissler (1814–1879) – meccanico presso l’Università di Bonn – rese pubblica nel 1858 un tipo di pompa pneumatica a mercurio, basata sull’esperienza di Torricelli, che consentiva di ottenere un grado di vuoto di circa un decimo di millimetro di mercurio, assai elevato per l’epoca. Utilizzando questa pompa egli, che proveniva da una famiglia di vetrai, costruì dei tubi in vetro alle cui estremità erano saldati gli elettrodi in platino e nei quali erano racchiusi, a pressioni molto basse, dei gas diversi.

    Riferimenti  Inventario 1871, n.479.

150E TUBO GEISSLER A TRE AMPOLLE

Vetro

l. 250

4/4 XIX secolo

Tubo Geissler a tre ampolle, montato su uno zoccolo in legno.

 

151E TUBO GEISSLER CON LIQUIDI FLUORESCENTI.

Vetro

l. 500

4/4 XIX secolo

Questo tubo contiene due spirali riempite di liquidi fluorescenti che si illuminano quando sono attraversati dalla scarica elettrica.

152E TUBO DI CROOKES

Vetro

l. 330

4/4 XIX secolo

I tubi di Crookes sono ampolle in vetro, in cui la rarefazione è maggiore di quella dei tubi Geissler e gli elettrodi sono in alluminio, per resistere alle basse pressioni e alle elevate differenze di potenziale.

Quando la pressione nel tubo è sufficientemente bassa, dall’elettrodo negativo collegato ad una sorgente di alta tensione si sprigionano i raggi catodici, costituiti da fasci di elettroni, che sono invisibili, ma che si propagano in linea retta e producono effetti spettacolari, quali la fluorescenza nel vetro che colpiscono, la fusione di piccole lamine dovuta al calore, la proiezione di un’ombra.

Nel tubo in oggetto l’ampolla cilindrica, dotata di piedistallo, ha il catodo concavo e l’anodo alla sommità del tubo. Se si avvicina una calamita alla parete del tubo, si evidenzia lo spostamento della zona fluorescente dovuta alla deviazione dei raggi catodici causata dal campo magnetico.

Data di acquisto 1896.

153E TUBO DI CROOKES CON CROCE METALLICA

Vetro, metallo

l. 280

2/4 XX secolo

L’ampolla è sostenuta da una piedistallo ed ha diametro minore all’estremità in cui si trova il catodo. L’anodo è posto nella parte più larga dell’ampolla ed è collegato ad una croce di Malta, in alluminio, che può basculare dal piano verticale a quello orizzontale. Collegando gli elettrodi ad una sorgente di alta tensione, mantenendo abbassata la croce, i raggi catodici eccitano la fluorescenza del vetro che colpiscono sul fondo dell’ampolla; se si solleva la croce, questa intercetta il fascio e sul fondo dell’ampolla si proietta la sua ombra scura, dimostrando la propagazione rettilinea dei raggi catodici.

Data di acquisto 1934.

154E TUBO A RAGGI CANALE

Vetro

l. 330

1/4 XX secolo

Questo tubo di forma cilindrica, dotato di piedistallo, presenta al suo interno il catodo a forma di griglia, e l’anodo inserito nel tubo al di sotto del catodo, per mostrare il percorso dei raggi canale. Questi raggi, scoperti nel 1886 da Eugen Goldstein (1850–1930), sono costituiti dagli ioni positivi creati nel catodo dopo l’emissione di elettroni e che possono sfuggire dal catodo se questo è forato; essi sono visibili e vengono proiettati in direzione opposta ai raggi catodici.

Data di acquisto 1929.

Riferimenti Roiti A. (1930), Nozioni di Fisica, Firenze, Felice Le Monnier, p.53

 

155E SCALA DI CROSS

Vetro

l. 360

1/4 XX secolo

Si tratta di una serie di sei tubi a vuoto, montati sopra un supporto in legno annerito, che prende il nome dal suo ideatore, il fisico statunitense Charles Robert Cross (1848-1921). Se si collega ciascun tubo ad una bobina ad induzione, il tipo di scarica che si evidenzia all’interno del tubo assume forme e colori particolari a seconda della pressione dell’aria contenuta. Poiché le pressioni nei tubi sono decrescenti, essi costituiscono una scala di comparazione che consente di risalire, dal tipo di scarica, al valore della pressione interna.

Data di acquisto 1927.

156E TUBO A VUOTO

Vetro

l. 500

Fine XIX secolo

Questo esemplare è costituito da un tubo cilindrico, che è unito, mediante una strozzatura, ad un’ampolla contenente carbonato di potassio. Gli elettrodi sono ad angolo retto, il catodo all’estremità del tubo, l’anodo in corrispondenza della strozzatura. Questo tubo sfrutta la proprietà della potassa di cedere all’ambiente vapore acqueo quando si riscalda e di assorbirlo quando si raffredda. Se si collega il tubo ad una sorgente di alta tensione si ha la possibilità di diminuire o aumentare il grado di rarefazione dell’aria nel tubo, semplicemente riscaldando con una sorgente esterna di calore o raffreddando la potassa, con la conseguenza di variare l’aspetto della scarica.

Riferimenti Murani O. (1919), Trattato elementare di Fisica, VI edizione, Milano, U.Hoepli, p.922

 

157E TUBO A RAGGI X

Vetro, metallo

d. 120; l. 260

4/4 XIX secolo

L’ampolla è formata da un corto tubo cilindrico sovrastato da un grosso bulbo in cui vi è un alto grado di vuoto. Nel cilindro, alla base dell’ampolla, vi è il catodo (negativo), che ha la forma di un dischetto ricurvo; nell’ampolla vi sono due elettrodi positivi, posizionati in modo che uno dei due (anticatodo) si trovi lungo il percorso rettilineo dei raggi catodici e sia inclinato rispetto a tale direzione. Applicando una differenza di potenziale elevata fra l’elettrodo negativo e gli elettrodi positivi, gli ioni del gas residuo fortemente accelerati colpiscono il catodo che emette elettroni (i raggi catodici); questi, muovendosi in linea retta, raggiungono l’anticatodo subendo un brusco arresto e cedono la loro energia cinetica agli atomi del metallo. Questi atomi, a loro volta, diventano sorgenti di una radiazione di piccola lunghezza d’onda: la radiazione Röntgen, detta anche radiazione X.

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    La radiazione X fu scoperta dallo scienziato tedesco Wilhelm Röntgen (1845–1923) che nel 1895 si rese conto della proprietà manifestata dai raggi X di attraversare varie sostanze e, in particolare, il corpo umano. La radiazione Röntgen fu subito applicata alla diagnostica medica.

    Data di acquisto 1898.

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